L'Armida che parlava con le api

...Le api le aveva imparate dalla nonna. Non è che fossero una cosa molto diffusa là da noi, ce ne stavano poche. Lei aveva quest'arnia di legno lasciata dalla nonna a cui lei ogni tanto sostituiva qualche tavola. Sembrava proprio una casettina con tanto di tetto. Dentro c'erano gli alveari e lei la spostava di qui e di là- oggi su un campo o una contrada, domani da un'altra parte - in cerca del posto migliore, dove ci fossero più fiori a cui suggere il polline. Ma non è, ripeto, che lassù ci fosse questa grande quantità di pollini pregiati. Solo pioppi, qualche olmo e giusto un'acacia ogni tanto. Lì si che il miele veniva buono - sull'acacia - ma ce n'erano talmente poche: solo campi di grano, fieno, granturco e barbabietole. Ma anche il fieno - l'erba medica - non arrivava mai a fioritura che c'è il massimo di polline, veniva falciato prima e lasciato poi seccare al sole. Cosa vuole che raccogliessero le api?

 

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L'ape e il sogno


 

Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un'ape,

Un trifoglio ed un'ape
E il sogno.
Il sogno può bastare
Se le api sono poche.

 

 

Emily Dickinson, 1755

La pappa reale


USO E DOSI DELLA PAPPA REALE

DI

Don Alfredo Romagnoli

 

Un grammo al giorno

la minima dose

e allor vedrai il mondo

vestito di rose!

 

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